martedì 9 settembre 2008

Da L’ultima Crociata Anno LIV n°3 marzo 2005 II Sud Africa e i prigionieri italiani a Zonderwater (1941-1942)






Da L’ultima Crociata Anno LIV n°3 marzo 2005


II Sud Africa e i prigionieri italiani a Zonderwater (1941-1942)


Per comprendere come i prigionieri italiani vennero mandati in Sud Africa, è necessaria una breve visione storica di questo Paese. Il 6 aprile del 1652, Jan Van Riebeek, navigatore olandese e comandante di una flotta, sbarcò a Cape of Good Hope (Capo di Buona Speranza, ora Città del Capo), con molti agricoltori olandesi detti: "Dutch Boers" e "Farmers", ovvero: Proprietari terrieri, fattori, contadini e allevatori che presero possesso di quella regione del Capo e usando i nativi come schiavi nei Lavori delle farms (fattorie).
Con le guerre napoleoniche, la Gran Bretagna prese possesso completo del Capo, dopo il Congresso di Vienna, ammettendolo nell'Impero Britannico.
Abolì la schiavitù nel 1833. Molti Boero (Boeri) decisero di non poter vivere sotto un Governatorato britannico e si spostarono verso il Nord dove fondarono due Repubbliche indipendenti, quella del Transvaal con Pretoria capitale e quella dell'Orange Free State che è la regione tra il Transvaal e quella del Capo. Ci fu un periodo di pace tra inglesi e boeri sino a quando in queste due Repubbliche non furono scoperti giacimenti di oro e diamanti. La vecchia Albione volle porre i suoi artigli su quelle nuove ricchezze e cominciarono ad invadere quei territori indipendenti, provocando l'ira e rabbia dei Boeri.
Fu così che il Primo Presidente delle due Repubbliche, Paul Kruger, chiamò alle anni tutti i Boeri per scacciare dal Sud Africa e con l'aiuto degli Zulu nel Natal, la Gran Bretagna. Iniziò così la guerra Anglo‑Boera (1899‑1902).
Lungo sarebbe descrivere i tre lunghi anni di aspri combattimenti tra la guerriglia boera, male armata, contro le forze inglesi equipaggiate con armi moderne di quell'epoca e per giunta aiutate da rinforzi provenienti dal Canada, Australia e Nuova Zelanda. (L'Inghilterra ha avuto sempre bisogno di aiuti da altri Paesi, per vincere le guerre! ...).
A capo di quelle forze fu messo un truce generale, senza scrupoli e sentimenti alcuni, Lord Herbert Kitchener che, allo scopo di porre fine alla guerra e alle gravi perdite delle sue truppe, fece incendiare tutte le "farms" dei boeri, occupati nella guerriglia, distruggere le loro coltivazioni e bestiame, facendo rinchiudere donne e bambini in campi di concentramento dove la maggior parte morì di fame, stenti e malattie. Chi veniva catturato con le anni in pugno, veniva subito messo davanti alla bocca del cannone e questa esecuzione doveva servire di esempio agli altri combattenti. (Altro che tedeschi!).
Di fronte a tanti orrori non rimaneva altro da fare: Arrendersi! Con il Trattato di Pretoria (31 maggio 1902), gli inglesi si impossessarono del Transvaal ed Orange Free State che diventarono colonie britanniche, oltre naturalmente al Natal e al Capo. Si formò l'Unione del Sud Africa nel 1910 e da allora sono riconosciute due lingue nazionali: quella inglese e l'afrikaans (lingua boera).
Il Presidente Paul Kruger morì in esilio, in Svizzera.
Ma i boeri ancora oggi, anche normali cittadini, non hanno dimenticato quella guerra e gli orrori commessi dagli inglesi; i più estremisti sventolano le bandiere delle due Repubbliche e odiano gli inglesi.

Entrata in guerra del Sud Africa e i primi prigionieri italiani (prisoners of war)


L'entrata del Sud Africa nella seconda guerra mondiale fu sancita dopo un confronto tra la posizione sostenuta dal Primo Ministro James Barry Munnick Hertzog (nazionalista), che si appellava al diritto del Sud Africa a restare neutrale, e la posizione assunta dal Vice Premier Jan Christian Smuts (filo inglese), secondo cui l'Unione Sudafricana, in quanto alleata della Gran Bretagna, doveva entrare in guerra contro la Germania di Hitler. A decidere della questione fu chiamato il Parlamento che si espresse (80 voti contro 67) a favore della posizione interventista.
Il drammatico dibattito, che si svolse il 4 settembre 1939, si concluse con il rifiuto del Governatore Generale di sciogliere il Parlamento e con la nomina di Jan Smuts a Primo Ministro. Dopo quindici anni Smuts tornava così Capo del Governo, un Governo di Guerra che comprendeva rappresentanti del Partitoto Laburista e di quello dei Dominions, che lo avevano appoggiato sulla questione dell'intervento nella guerra.
Quando l'Italia, il 10 giugno 1940, dichiarava guerra a Francia e Inghilterra, entrava in guerra anche contro il Sud Africa. Le conseguenze non si fecero attendere. L' 11 e il 12 giugno 1940, l'Unione Sudafricana catturò gli equipaggi di due navi mercantili italiane: la Timavo, sulla costa del Natal e la Sistina, a Cape Town. ‑ Un terzo piroscafo, il Gerusalemme, sal­pato all'ultimo momento da Durban, riu­scì a mettersi in salvo a Lourengo Mar­ques, nella vicina Africa Portoghese.
Anche se "internati civili", furono que­sti i primi italiani "prisoners of war" con cui il Sud Africa ebbe a che fare. Ad essi ne seguirono prestissimo degli altri. Il Sud Africa aveva messo in atto tutte le misure che un Paese prende contro i cit­tadini di un Paese nemico, arrivò anche all'internamento dei civili residenti.
Circa cinquemila erano gli Italiani resi­denti da anni in Sud Africa ed essi furo­no oggetto di boicottaggi e ostilità e rin­chiusi nel campo di concentramento per "internati civili" di Koffiefontein, nel­l'Orange Free State. Molti intemati furo­no anche sudafricani (afrikaans) che sim­patizzavano per l'Asse, tra cui il futuro Presidente, John Voster, dopo il 30 mag­gio 1961, quando un "Referendum" pro­clamò la "Repubbfica del Sud Africa".

Un fatto d' armi importante avvenne l' 8 febbraio 1941, a Mega, un piccolo forte che i sudafricani conquistarono facendo prigionieri un grosso nucleo d'Italiani: 600 nazionali e 400 indigeni.
Poi ci fu la vittoria sudafricana avvenu­ta in Etiopia contro le forze dell'Italia fascista: il Brigadiere Generale Dan Pie­naar entrò ad Addis Abeba nel maggio 1941, riportando sul trono il Negus Hai­lè Selassiè.
II 21 giugno 1942 a Tobruk, in Libia, le parti si rovesciarono e la Seconda Divi­sione Sudafricana comandata dal Gene­rale Klopper si arrese al Generale Na­varrini, Comandante del XXI Corpo d’Armata dell"`Afrika Korps" di Rom­mel: 9780 i prigionieri sudafricani, che una volta in Italia furono rinchiusi in vari campi.


Zonderwater e i 100.000 prigionieri militari italiani (POW)


Per il Sud Africa, però, il problema dei prigionieri di guerra si era già aperto con la richiesta del War Office inglese di accogliere nel territorio dell'Unione una certa quantità di soldati italiani catturati nel corso della prima controffensiva bri­tannica nel deserto egiziano‑libico, tra il dicembre del 1940 e il febbraio del 1941. Il Sud Africa, insieme ad altri membri del Commonwealth, come India e Au­stralia, si trovò così a dover far fronte alla richiesta della Gran Bretagna di dare un concreto contributo nella detenzione di prigionieri provenienti dall'Africa set­tentrionale.
D'altra parte, questa appariva la soluzio­ne più idonea a risolvere una serie di dif­ficoltà, a evitare una serie di rischi. Infi­ne, sarebbe stato altrettanto rischioso la­sciare decine di migliaia di soldati ne­mici prigionieri in Egitto o nel vicino Oriente, cioè addosso dei teatri bellici delle forze ancora in campo.
Si sarebbero infatti posti seri problemi di controllo, rifornimento e custodia, so­prattutto tenendo conto di eventuali avanzate dell'Asse verso il delta del Nilo e il Canale di Suez. Così, il Sud Africa, insieme all'India, e in misura minore, l'Australia, rispose positivamente all'appello di Londra. Le navi che avevano lasciato il porto sudafricano di Durban cariche di rifornimenti e di truppe, tornavano piene di soldati italiani.
Per il Sud Africa non fu semplice orga­nizzare campi di concentramento desti­nati agli italiani.
Un problema difficile e nuovo per il Sud Africa custodire una massa di prigionieri in continua crescita dal '41 al '43 che avrebbe sfiorato le 100.000 unità.
Oggi possiamo ringraziare tutti i tradi­tori che contribuirono in larga misura alla nostra disfatta militare, pur di eliminare il regime fascista.
Un ringraziamento particolare agli Am­miragli che non fecero giungere i rifor­nimenti di acqua, benzina, armamenti, truppe di rinforzo, ecc., sul fronte afri­cano.
Da dove provenivano così tanti "priso­ners of war" schedati "pow"?
Provenienti dai fronti del Nord Africa, da battaglie sui confini dell'Egitto e del Sudan anglo‑egiziano e in terra tunisi­na, dalla Tripolitania, dalla Cirenaica, da Bardia, da Marsa Matruk, da El Alamein, dall'Etiopia, dall'Eritrea e dalla Soma­lia.
Oppure dai campi di concentramento del Kenia, Naivasha, Burguret, Gil Gil, so­pravvissuti a catture in mare o a batta­glie aeree.
In Sudafrica, a Durban, si arrivava sti­pati nelle stive delle navi da carico, at­traverso le pericolose rotte del Mar Ros­so e dell'Oceano Indiano. Navigazioni lente, asfissianti, verso destinazioni te­nute sempre rigorosamente segrete al prigioniero.

E molti non ebbero nemmeno il tempo di sapere. Come avvenne nel novembre 1942 per molti dei 1200 imbarcati sulla nave inglese Nova Scotia. 769 italiani prigionieri di guerra e poi civili evacuati dall'Etiopia, centinaia di sudafricani fe­riti ad El Alamein, militari di guardia e l'equipaggio. La nave fu silurata dal sommergibile tedesco U‑177 e molti morirono. Tra questi, 650 italiani. Si sal­varono solo 119 italiani e 64 tra sudafri­cani e inglesi. In mare vennero recupe­rati i resti di 120 corpi mutilati dai pe­scecani. Amici e nemici adesso sono se­polti insieme nel cimitero dei prigionie­ri italiani di Hillary presso Durban.
Zonderwater (vuol dire "Zona dell'ac­qua»), è una vasta area situata a 43 km nord‑est da Pretoria e in prossimità del­le celebri miniere diamantifere di Culli­nan dove fu rinvenuto il più grosso dia­mante del mondo nel 1905. La regione è nell'altopiano (1500 mt sul livello del mare), nella Provincia del Transvaal.
Zonderwater è una pianura ondulata e arida. L'orizzonte è disegnato da basse colline. La vegetazione è rada e bassa. La zona riservata ai prigionieri era ap­poggiata da un lato alle colline e poi si apriva verso la pianura; quasi un anfitea­tro. Il clima è quello continentale del nord‑est del Sud Africa. Le stagioni pos­sono dividersi in due: estate e inverno. L'estate va da novembre ad aprile e l'in­verno da maggio a ottobre. I mesi più piovosi sono febbraio e marzo, i più cal­di dicembre e gennaio, luglio il più fred­do, agosto il più ventoso. Il vento di Zon­derwater: tempeste di sabbia, trombe d'aria tolgono il respiro e fanno volare lamiere, tetti, tende, staccionate. Dopo il vento, immancabile, il temporale. I fulmini di Zonderwater sono un vero peri­colo, forse attratti dal sottosuolo ferroso e da altri minerali. Ai tempi della Ten­dopoli, (così chiamata per le migliaia di tende), dal '41 al '43, anche le punte me­talliche dei pali che sostenevano le ten­de si trasformavano in calamite per i ful­mini. Anche le lance degli Zulù ‑ nei pri­mi tempi adibiti alla sorveglianza dei pri­gionieri ‑ se la dovettero vedere con i fulmini.
Quando nel 1943 la Tendopoli venne so­stituita dalla Baraccopoli, ogni baracca venne dotata di parafulmini, anche se pri­mitivi, consistenti in semplici spranghe di ferro, rizzate sul tetto. Primitivi, ma in molti casi efficaci. Le misure prese non impedirono che sfortunati pow restasse­ro vittime di fulmini: a loro memoria fu addirittura eretto un monumento.
Su questo argomento dei fulmini che fece strage dei nostri prigionieri, vorrei rac­contare un aneddoto che mi capitò po­chi giorni prima di partire per il Sud Afri­ca nel maggio 1960. Si presentò in casa, un'anziana signora che aveva saputo, da certi amici, che stavo andando in Sud Africa. Era la mamma di un giovane che era morto in prigionia a Zonderwater. Mi pregò, con le lacrime agli occhi, se po­tevo rintracciare la tomba del figlio e possibilmente averne una foto. Del Sud Africa e tanto meno di Zonderwater ne sapevo ben poco, anzi niente! Dopo al­cuni mesi di ambientamento, mi recai a Zonderwater con alcuni connazionali che conoscevano il posto.
Dalla strada principale proveniente da Pretoria, via Cullinan, l’autista girò su una strada polverosa e piena di buche (ora, da anni, asfaltata) dove un enorme cartello segnaletico, scritto in italiano, dice:"Cimitero militare italiano".
Rimasi colpito: all'epoca a cui mi riferi­sco c'erano ancora alcune baracche che servivano a qualche scopo ma che ancora davano parzialmente l'idea di ciò che era stata 13 anni prima; la Città del Pri­gioniero. Una vasta pianura desolata, una vera brughiera faceva da contorno al muro di cinta del grande cimitero che, grazie all'Associazione Zonderwater Block,fon­data dagli ex POW, ha fatto di questo ci­mitero una vera opera artistica.
Sotto il sole torrido di novembre, feci fa­tica a trovare quella del mio concittadino tra centinaia di tombe e croci bianche. Ma fui felice di poter inviare, a quella povera madre, delle foto che ritraevano la tomba del suo figliolo dove una targa, posta sul cumulo di cemento, ricorda il suo nume­ro di matricola, nome e cognome, appar­tenenza d'arma, città di provenienza, data di nascita e di morte. Povera madre! Un destino infame volle privarla del suo uni­co figlio di 21 anni, colpito da un fulmine mentre stava asciugando la sua gavetta, dopo il pasto. Non si stancò di ringraziar­mi sino alla fine dei suoi giorni.
Ritornando ai nostri prigionieri i primi che arrivarono non trovarono altro che un unico vasto recinto. Mancava di tut­to. Cominciarono a lavorare per dotare quel luogo inospitale dei servizi essen­ziali, come le latrine. Bisognò scavarle in doppia fila, a cielo aperto, come le docce. Poi a spianare il terreno per co­struire un po' per volta, cucine, inferme­rie e tutti i servizi e innalzare altre tende per i sempre più numerosi arrivi di pri­gionieri. Per non parlare del rancio che nei primi tempi della Tendopoli non an­dava oltre ad un'acquosa minestra di fave o di brodosa polenta bianca.
Per prima cosa si cominciò a dividere in Blocchi i vari Campi. Ogni Blocco com­prendeva quattro Campi divisi da una doppia fila di reticolati alti 3 metri; ciò portò un po' d'ordine in quella babelica collettività che univa uomini dalle più disparate caratteristiche; diversi per età, provenienza, ceto, idea politica, arma di appartenenza. Nacque la "Tendopoli" che registrò la massima concentrazione di 63.000 prigionieri detenuti in 12 Bloc­chi. La stragrande maggioranza erano soldati semplici, pochi i sottufficiali, pochissimi gli ufficiali: Medici e Cap­pellani militari, mentre gli ufficiali di Arma combattente erano stati smistati verso altri Campi inglesi dove soffriro­no sfinimenti, malaria, fame, sete, mal­trattamenti, marce forzate e fucilazioni per un niente, come nel Kenya e altri campi nel centro Africa.
Chi ebbe la fortuna nel 1944/45 di esse­re inviato a Zonderwater dopo certe tri­sti esperienze, trovò un ambiente com­pletamente diverso. Cosa era successo? L'organizzazione sudafricana si perfezionò, la creatività e la genialità dei pri­gionieri di guerra crebbero, la solidarie­tà dei Comitati a favore dei prigionieri divenne continua.
Le Autorità sudafricane preposte alla sorveglianza, amministrazione e tutela dei pow italiani a Zonderwater affidaro­no il Comando del più grande campo di concentramento di prigionieri italiani in mano agli "Alleati" al Colonnello Hen­drik Frederik Prinsloo, di origine boera, militare severo ma uomo molto umanita­rio. Ancora oggi, i pochi reduci viventi, lo ricordano con stima e riconoscenza.
Nel 1943 si dette inizio alla costruzione delle baracche, dette poi "Baraccopoli", ponendo fine alla Tendopoli che aveva mietuto tante vittime, non solamente dei fulmini ma anche di malattie causate dalla esposizione agli agenti atmosferici.
Tra gennaio e febbraio 1943 si ebbe l'av­vio della costruzione di un gran numero di baracche in muratura. A lavorare era­no gli stessi prigionieri che, tra l'altro, fabbricavano anche i mattoni con cui, poi, avrebbero costruite le baracche.
Furono costruite anche molte baracche in legno per uso logistico e uffici ammi­nistrativi in cui ebbero lavoro molti prigionieri sotto la direzione di ufficiali sudafricani.
A fine 1943, la "Città del Prigioniero" (cosi chiamata) era completata.
I Blocchi erano 14, ognuno aveva 4 Campi e ogni Campo poteva ospitare 2000 uomini e quindi un Blocco ne ac­coglieva 8000. A Zonderwater avrebbe­ro potuto vivere sino a 112.000 uomini.
Ogni Campo comprendeva 24 baracche numerate, separate l' una dall'altra da uno spazio di 8 metri e misuravano mt. 36x6 con una altezza di 4 metri ed il tetto in lamiera, (che fornace!).
Disponeva, di servizi igienici, di una cucina, di un refettorio, e di un'inferme­ria, comunicanti da un campo all'altro tramite strade; si poteva circolare libe­ramente ma non si poteva uscire dal Blocco sorvegliato da sentinelle annate posizionate su una torretta e recintato da un reticolato di filo spinato. Nel Blocco esisteva un magazzino (Store) per il pre­lievo o il cambio di indumenti, scarpe, biancheria e coperte e di un vasto spac­cio (Shop) dove i pow potevono acqui­stare merce e materie di prima necessi­tà, quali: sapone, dentifricio, lamette da barba, tabacchi, thé, caffé, mannellata, frutta, olio, farina, ecc. Come acquista­re? A tutti veniva corrisposta una paga di pochi scellini mensili, grazie ai lavori artigianali, ai servizi, ai lavori svolti prin­cipalmente all'esterno. A molti fu con­cesso, dopo l' 8 settembre, di andare a lavorare come cooperatori, nelle farms (fattorie) dei boeri ed oltre ad avere al­loggio, vitto, paga e tabacco, qualcuno vi trovò anche moglie rimanendo poi in Sud Africa. Venne concesso, sempre dal­le Autorità e su richiesta di molti prigionieri, di creare degli orti negli spazi tra le baracche e il confine del Blocco, con la gioia di molti prigionieri di avere “l'or­to di casa" che, oltre ad ammazzare il tempo, ti faceva "abbuffare” di prelibate verdure dimenticate: pomodori, bietole, insalate, zucche, peperoni, melanzane ed altro. Infine furono costruiti 30 km di strade, 16 campi di calcio, 22 teatri, 3000 letti di ospedale e poi: scuole, cappelle, vari ritrovi sportivi di ogni disciplina, monumenti tra i quali, per primo, il ci­mitero progettato e costruito da un pri­gioniero, geometra. II cimitero dei tre ar­chi e delle tre croci, oggetto ogni prima domenica di novembre, di una grande commemorazione con S.Messa e Bene­dizione, tante corone da parte di tutte le Associazioni d'Aura e Regionali italia­ne e Rappresentanti del Governo suda­fricano e delle loro Forze Armate.

I drammi italiani si ripercossero an­che tra i prigionieri di Zonderwater.

La storia che si stava svolgendo in terri­torio italiano, specialmente nei momen­ti più difficili, arrivò anche a Zonderwa­ter dove i pow ne vissero i drammi.
25 luglio 1943: Mussolini arrestato, Ba­doglio aveva assunto il governo ma ‑unica certezza ‑ la guerra continuava. Cosa sarebbe successo in Italia?
Notizie non ne arrivavano che frammentarie e la politica fermentava anche sot­to la Croce del Sud. L' 8 settembre, l'ar­mistizio badogliano fra Italia e anglo­americani sembrava porre fine alla guer­ra e quindi alimentava la speranza di un imminente ritorno, ma anche delusione, il dolore degli sconfitti. In quella torre di Babele di quasi 100.000 prigionieri ci si domandava come, di punto in bianco, ci si poteva trasformare da nemici in amici?
Anche tra i reticolati, nelle baracche na­scevano discussioni mai prima fatte e co­minciarono i primi conflitti: come far avere la meglio a Mussolini, Badoglio e al Re, alla Repubblica Sociale o al Regno d'Italia, a Stalin o a Hitler?
C' erano le Camicie Nere e i più giovani cresciuti nel Regime fascista che vole­vano comportarsi come se nulla fosse cambiato e la ragione, il prestigio, la di­gnità e l'onore per questi pow stava nel coraggio di gridare ancora "Viva il Duce".
Come se questo non bastasse il 13 otto­bre, Badoglio, (non soddisfatto della ca­tastrofe procurata all'Italia), inviò un messaggio a tutti i prigionieri italiani che, ora come cobelligeranti, avendo l'Italia dichiarato guerra alla Germania, solle­citava ad aiutare gli Alleati in ogni modo possibile.
Successe un pandemonio anche nella Città del Prigioniero di Zonderwater.
Gli "irriducibili" (così chiamati), ovvero i fascisti rimasti tali e memori delle cruen­te battaglie sostenute per difendere l'Im­pero Fascista, minacciavano azioni contro chi collaborava con il nemico di sempre. Poi vi era una parte la quale, malgrado l' ar­mistizio e la cobelligeranza, pensava che collaborare significava per i più, dare se­gno di anti‑italianità e quindi "non coo­peratori" che non erano fascisti, ma nem­meno intendevano lavorare per l' ex nemi­co. Infine, un terzo schieramento che, stan­co di anni di reticolato, aspirava alla liber­tà, anche se parziale; si voleva cambiare una difficile condizione di vita e pertanto aderirono a lavorare per molti datori di la­voro sudafricani, specialmente, come già detto, nelle fattorie dove furono molto ap­prezzati nel settore edile e nelle costruzio­ni di importanti nodi stradali. Nella vita civile, molti soldati erano agricoltori e ope­rai edili. Ma al loro rientro dopo un perio­do di lavoro all'esterno, i "cooperatori" venivano accolti da manrovesci e da qualche «coperta».
Notizie sempre vaghe trapelavano sui partigiani, sui tedeschi, sul Regno del Sud e sulla Repubblica Sociale al Nord segui­ta allo sconquasso dopo l'armistizio.
Tra "cooperatori e non cooperatori" non correva buon sangue e lotte intestine rimanevano anche oltre i confini di Bloc­co. Al fine di interrompere questi con­flitti tra i prigionieri, il Comando del concentramento, temendo il peggio, de­cise di rinchiudere in appositi Blocchi tutti coloro che non erano collaboratori o manifestavano fedeltà a Mussolini e alla RSI e a tenerli chiusi, isolati come fossero appestati.
Prima vennero assegnati al V Blocco, poi seguirono il VII e XI Blocco, detti dei "politici", mentre altri "non coopera­tori" finirono nel X Blocco.
Rifiutando di sottoscrivere la "Dichia­razione di cobelligeranza" con cui si sot­toponevano agli ordini degli Alleati ed assistere con tutti i mezzi nella prosecu­zione della guerra contro l' Italia Repubblicana e la Germania, i valorosi came­rati superstiti dei Battaglioni Camicie Nere, di Bir el Gobi, El Alamein, di Gia­rabub e dell'Africa orientale, sino a Gon­dar, ultimo lembo dell'Africa italiana, ri­nunciavano alla parziale libertà fuori dai reticolati di Zonderwater, ad un lavoro remunerativo, a benefici che ne traeva­no come lavoratori nei campi esterni. Per loro ci sarebbero stati lunghi mesi di sof­ferenze, di sacrifici, di completo isola­mento, mangiando quello che ti passava quel "convento" tra fili spinati, un po' di orto e con quei pochi scellini mensili per acquistare il necessario allo Shop.
Senza mai lamentarsi ma cercando di lavorare creando cose inverosimili con rifiuti di materiale di ogni genere e male attrezzati che sono oggi visibili in un piccolo museo nel cimitero di Zonderwater e in quello più grande nel centro di Johannesburg, dove, al centro del Mu­seo Storico, troneggia un grande busto di Mussolini.
Musei logicamente costruiti dall'Asso­ciazione Zonderwater Block dopo i rim­patri dei prigionieri avvenuti negli anni 1945/46/47 e la smobilitazione di tutti i Blocchi di prigionia. Ma alla fine, "i non collaboratori" furono oggetto di ammi­razione e simpatia da parte del Quartie­re Generale con in testa il Capo dello S.M., Maggiore Murray che, visitando il Blocco degli "irriducibili", tutti ben affiancati in perfetto ordine come in pa­rata, ebbe a dire. "Le vostre madri, le vostre spose tanto lontane sarebbero confortate vedervi qui uniti e dal vostro contegno disciplinato di dedizione e di amore per la vostra Patria, per la fedel­tà al giuramento dato ai vostri Ideali che vi onorano ed elevano lo spirito sopra le dure vicende del Tempo".


Quale lezione di vera democrazia e ri­conoscimento dagli ex nemici!


In Italia, nello stesso periodo 1944/45, i gloriosi combattenti della RSI cadeva­no e si immolavano per la stessa dedi­zione alla Patria e al giuramento di fe­deltà, su tutti i fronti di guerra o veniva­no assassinati, trucidati dalle iene e dai wild‑dogs rossi anche due anni dopo la fine della guerra.
La differenza sta che a 60 anni dall'epo­ca, ogni anno, qui in Sud Africa, terra stra­niera per noi italiani, i nostri Morti in pri­gionia sono commemorati solennemente non solo dalla comunità italiana e loro As­sociazioni, ma da una larga rappresentan­za del governo e militare sudafricani, con Banda militare che oltre a suonare all'ini­zio della cerimonia l'alza bandiera, gli Inni dei due Paesi, durante la cerimonia esegue brani classici e, al termine, "La canzone del Piave", coma completa emo­zione dei presenti.
In Italia, a parte le Associazioni dei Ca­duti e Dispersi della RSI, quei Caduti e Martiri, non solamente non vengono ri­cordati o commemorati dal Capo dello Stato sino all'ultimo infimo politico, ma molti, troppi, non hanno neppure avuto una sepoltura.
Roberto Ascani

(n.d.a.) Il totale dei morti in prigionia durante la detenzione in Sudafrica fino al 14 dicembre 1946, ammonta a 317 unità. Cause dei decesso: n. 233 per ma­lattia, n. 76 per incidenti, n. 8 in mare, (durante il trasporto nei campi) o sepolti secondo il rito del mare.

26 commenti:

  1. Sono felice, come figlio di un POW di Zonderwater, Camicia Nera Bruno Bonzi, di avere letto queste verità. Mio Padre vi fu priginiero dal 1941 alla fine del 1947.

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  2. solo ora ho scoperto questo sito. Mi rammarico molto per nn averlo visto prima, quando mio padre era ancora vivo. Leggendo i vostri ed altri ricordi, echeggia nella mente la sua voce, quando raccontava la traversata asfissiante, ismailia, port said, l'equatore che lui ingenuamente credeva fosse un luogo reale, Durban, Johannesburg. Vorrei chiedervi come si può fare per trovare traccia del suo passaggio nel campo. sarebbe per me un'emozione indicibile, come quella di aver appena conosciuto questo sito e il libro dedicato ai prisoners of war. Se qualcuno sa come sapere queste cose, vi prego, rispondetemi

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  3. basco.grigioverde@libero.it
    Per il libro lo richieda alla Libreria Europa Roma se ha difficcoltà chieda di Cipriano

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  4. quando mio padre è morto Internet era ancora una chimera. Ho ricordato i suoi racconti, i mandarini egiziani e prima gli agrmi di Jaffa, unico conforto di un viaggio lunghissimo all'andata e altrettanto al ritorno sulle navi Liberty. Anch'io vorrei poter trovare una sua traccia; alcune le abbiamo portate con nei nei decenni. Il libro di inglese, il maglione (ancora lo porto io!!!!) fatto dal suo commilitone, il foglio rilasciato dall'esercito inglese al rilascio. Mio padre lavorò ad un pastificio di proprietà di una famiglia italiana ed i suoi racconti sulle "spedizioni" a Pretoria per acquistare il materiale per il teatro dell'operetta erano veramente mirabolanti. Non vi dico le foto!! In fondo lui ha portato nel cuore sino alla morte quel luogo impervio, lontano ma anche amato.

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  5. vilma cremonini14 giugno 2010 01:33

    Qualcuno ricorda mio padre?
    RICORDO (o RICCARDO o RICHARD) CREMONINI
    Nato a Fidenza (Parma) il 28.10.1921 e tuttora in vita e con ottima memoria.
    Preso prigioniero in Libia, trasportato a Suez e in nave fece tappa a Cape Town. Restò 3 giorni a Zonderwater. Poi la nave ripartì ed arrivò in Inghilterra dopo 44 giorni di navigazione. Fu internato nel campo di Droitwich e rimpatriato in nave (Londra- Napoli) nel 1946. Qualcuno l'ha conosciuto?
    Grazie. La figlia Vilma
    .

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  6. l'indirizzo de "L'ultima Crociata" è il seguente
    Dir.- Red.- 47900 RIMINI - Piazza Ferrai,22 Scala A
    Tel.e Fax 0541 50584 0330 265476
    http://www.ultimacrociata.it/
    info@ultimacrociata.it

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  7. onore ai caduti italiani sepolti a zonderwoter
    il nipote a ricordo
    castel di lama ascoli piceno
    italia vinci i mondiali anche per loro

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  8. vercelli giuseppe sepolto nel campo di zonderwater
    il nipote a ricordo
    castel di lama (ascoli piceno)
    il nonno è tra' i 233 morti per malattia nel campo.

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  9. Qualcuno sa se esistono associazioni similari di ex prigionieri di guerra italiani internati in campi di prigionia indiani?

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  10. 600 mila prigionieri in venti Paesi

    IN MANO AMERICANA:
    negli Stati uniti 51000
    in Italia 19000
    nell’Africa del nord 9651
    in Francia e Germania 43000
    totale 122651

    IN MANO FRANCESE:
    nell’Africa del Nord 37300
    in Corsica 7l3
    nell Africa equatoriale 29227
    in Francia 292227
    totale 359467

    IN MANO INGLESE:
    in Inghilterra 158029
    in medio Oriente 70001
    nell’Africa Meridionale 40794
    nel l’Africa Orientale 53149
    nell’Africa Occidentale 1566
    nell’India 33302
    Nell’Australia 17657
    nel Canada. Giamaica e Aden 139
    Nella Rhodesia 4471
    a Malta 726
    a Gibilterra 541
    nell’Africa del nord Nord 11506
    in Italia 20000
    totale 411881


    totale generale 602086

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  11. L'assistenza della R.S.I. ai prigionieri di guerra italiani
    L'attività della C.R.I. nella R.S.L, non si limitò soltanto all'interessamento degli I.M.L e degli italiani residenti nel Reich e paesi occupati, dove più facili erano gli interventi in loco per sopperire sollecitamente a necessità alimentari e fisiche, ma si estese anche nei confronti dei prigionieri di guerra in detenzione presso gli anglo-americani, attuando visite di controllo su delega con funzìonari della Croce Rossa Internazionale che interessarono circa SOOmila prigionieri così distribuiti:

    Marocco - campi di Sejour (860), Fez (640), Djerrada (450), Marrachesc (1.240), Onjda (230), Meknes (120) (Complessivamente 3.500 internati circa).

    Algeria - (complessivamente 40.410 prigionieri) nei campì di Zaghouan, Laverje, Sidi Salem, POW Camp 211-17-99, Fondouk, Pali, Mecherja, Kreider, Carnet, Bogari, Said, U.S.A. POW Camp 141/134, Suzzo-ni, Orano, Ain el Adjar, Ippodrome, Clauzel, Cape Matifou.

    Australia- (14.812 prigionieri) Campi POW Gaytorn, Cowra, Hay, Janco, Muvchisoon, Myrtleford, Sandy Creeck, Marinup, Bri-ghton, Liverpool, Sidney.

    Canada - (1.200 prigionieri) POW Camp and civil internai 70.

    Egitto - (31.949 prigionieri) Camp POW Boulac, 305-306-307-309-310-337, Fayed, Midlle east Tantah, POW Camp 304. Eritrea - (494 internati) Camp 401 Mai Habar.

    Gran Bretagna - Isola di Man POW Camp 7-552-554-555 (1893 prigionieri).

    India - (114.943 prigionieri) POW Camp Ceylon, Furandaghar, Preminghar, Dehra Dun, Satara, POW Camps Group 25-26-27-28-9-10-11-12-23-14-15-16. Bombay, Quetta, Calcutta, Yol, Bangalore, Agra, Madras, Paona, Kinkes, Deolali, Simla, Ahrnedna-gar, Secunderabad, Harri Barracks 1-2-3-7.

    Rhodesia - (4.592 prigionieri) Fort Victoria, Inguthein, Selukwe, Salisbury, Umvuma.

    U.S.A. - (11,202 prigionieri) POW Camps Ferry, Raritan, Fort Bliss, Lordsburg, Wheckler, Patrick Heinry, Fort Knonx, Fort Benjamin, Akeburg, Fit Zsimons, Hill Field Agen, Closkey Temple, Kennedy, Seagoville.

    Tunisia - (8.700 prigionieri) Scusse, Laverie, Loubet, Kasbak, POW Camps 16-17-166-205.

    Venezuela - (48 internati) Cuartel Naveran-Guigne-Valencia.

    Kenia - (924 prigionieri) POW Camps A-B-C-D-F-361.

    Sud Africa - (34.279 prigionieri) POW Camps Zonderwater, Gietermaritzburg, Worce-ter, Dutoitkloof, George, Weza, Kroostad, Jesevale, Cookhouse, Standerton, Warmabatha, Ottosdal, Bultfonnten, Seenekal, Madagascar, Wedza, Krugeersdorf. La R.S.I. sollecitò ispezioni e controlli della C.R.I. e lo fece anche in disaccordo con l'ostilità dimostrata da coloro che avendo scelto la collaborazione con gJi alleati, ostacolarono non poco le ispezioni nei campi.

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  12. Seconda guerra mondiale
    Elenco aggiornato dei prigionieri italiani a Yol (India) di Giovanni Marizza

    http://www.loccidentale.it/articolo/elenco+dei+prigionieri+italiani+a+yol+(india).0085514

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  13. la memoria storica non si deve dimenticare.
    E' molto triste venire a sapere di questi campi di concentramento guardando i programmi dei mondiali..... ricordiamoli!

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  14. Buongiorno,

    gli eventi che hanno la proprietà di offrire una immagine e una visibilità verso un contesto che rimarrebbe remoto offrono al Mondo quella ribalta che da luce a molte realtà che altrimenti rimarrebbero nell'ombra.
    Comunque grazie ad internet oggi sono molte le pagine di storia che vi vengono immesse delle quali tutti possono fruirne e farsene un'opinine su quelle che sono le radici della propria identità ed ideali.
    La Storia non fa politica, non la si interpreta, ne la si commenta.... La si studia punto e basta.

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  15. mi chiamo paolo morganti di ascoli piceno mio padre si chiamava livio numero matricola 550 faceva fabbro ferraiolo e costruiva oggetti che si vendevano. mio padre ha contratto la peste africana per la quale e morto a soli 68 anni tra strazianti dolori. lo stato non gli ha dato nulla!!!!!!!!!! chiedo onori e merito per il mio papa' che ha speso la sua gioventu' a zonderwater.

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  16. mi chiamo marchetti andrea,mio padre ITALO classe 1919 tutt'ora vivente ,lucidissimo ci narra spesso le sue vicissitudini in guerra e prigionia prima a ZEIDAB poi a ZONDERWATER nel 1942 poi in INGHILTERRA fino al 1947 è disponibile per raccontarvi le sue testimonianze e rivedere il campo di ZONDERWATER. Grazie a disposizione

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    1. Gentile signore, innanzitutto le auguro che suo padre sia ancora vivo e lucido ed in buona salute.Nel campo dei prigionieri di guerra di Zeidab vi è morto mio nonno - soldato Cerulli Andrea - il 29 agosto del 1941. Apparteneva al 1° Battaglione Fanteria autonomo terza Compagnia ed è stato prigioniero (n° 88818) c/o Chief Pow Centre Meddle East Force. Era di Torre del Greco (Napoli) ed aveva 52 anni. Se, per caso, suo padre ricorda qualcosa di quel periodo (anche solo notizie generiche sulla prigionia) o conserva qualche foto, mi farebbe piacere se potesse condividerla tramite email al mio indirizzo di posta elettronica: aurasor@alice.it
      Immensamente grato a lei e a suo padre, la ringrazio anticipatamente ed invio distinti saluti.

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    2. Si potrebbero avere notizie più dettagliate sulle condizioni di prigionia a ZEIDAB? Vi è morto mio nonno. Grazie!

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  17. Buongiorno Andrea,
    Complimenti al suo Papa, questo spazio è a sua disposizione per qualsiasi arricchimento di informazioni che vuole fornire nel merito delle vicissitudini dei nostri Combattenti. Contrariamete a quanto racconta la vulgata si sono comportati ovunque con Onore malgrado il subbdolo nemico dato da tradimenti e traditori...
    Folgore
    Basco Grigioverde
    basco.grigioverde@libero.it

    P.S.Del campo di ZEIDAB si sa poco

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  18. Sto cercando di ricostruire la cattura a Tobruk 21/01/1941 e la prigionia fino al 1946 a Zonderwater .Ho il numero di matricola di prigioniero come fare?
    grazie
    Daniela Niccolucci

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  19. qualcuno ha conosciuto mio prozio
    zanetti alvise morto nel 1946 per avvelenamento arsenicale e seppellito a fort victoria?

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    1. penso che la salma sia stata traslata nella chiesetta di Maswingo in Zimbawe,
      ho appena finito di fare un controllo sui nominativi insieme all'amico Marzio Muraro.
      Questo è il link http://marzio-muraro.blogspot.it/

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  20. Salve a tutti,

    volevo chiedervi se esiste un elenco ufficiale di tutti gli italiani che sono stati prigionieri a Zonderwater.

    Ciao e grazie. Pierluca

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  21. www.zonderwater.com il sito dei Reduci e dei figli dei prigionieri di Zonderwater

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  22. Quanto scritto mi ha fatto ricordare i racconti di mio nonno, lui ha sempre tenuto a precisare di aver vissuto la prigionia con onore, non si è mai piegato agli inglesi, rifiutando di collaborare essendo stato una camicia nera.

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  23. Buonasera. Mio nonno, catturato a Gimma, non venne fatto prigioniero a Zonderwater ma a Gatooma in Sud Rodhesia. Non so dove rivolgermi per trovare notizie su questo campo di internamento che non è molto trattato sul web ( ho trovato solo le testimonianze dei fratelli Muraro e qualcosa sulla chiesetta di Masvingo). Sarei davvero felice se qualcuno potesse segnalarmi un sito dove trovare notizie e foto in merito e mi sapesse dire se esiste un elenco ufficiale degli italiani che sono stati prigionieri a Gatooma. Vi prego, aiutatemi, ve ne sarei davvero molto grata, perchè vorrei sapere qualcosa in più sul mio caro nonno! Ringrazio fin d'ora, chi potrà darmi una mano.

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